Da dove viene l’arancia?

L’arancio, citrus sinensis, albero da frutto appartenente alla famiglia delle rutacee, originario di Cina e dei paesi del Sud Est asiatico, si diffuse nel bacino del Mediterraneo in tempi lontani.
La loro coltivazione, infatti, ebbe inizio intorno alla metà del III millennio a.C. in Asia. Il lento procedere delle arance verso Occidente è testimoniato innanzitutto dall’etimologia del termine arancia. Infatti secondo il Vocabolario etimologico della lingua italiana di Pianigiani, la parola, di derivazione araba (narangi), e persiana (narang') risale al sanscrito nâga-rang'a, inclinazione dell'elefante ossia frutto favorito dagli elefanti. Nel basso latino arangia e aurantia, la parola era stata accostato per etimologia popolare al latino aurum, oro. Dagli arabi la voce passò nella Spagna e da questa nelle altre lingue romanze; in italiano è diventata naranzi e aranti.

L`arancio amaro (o melangolo) è stato introdotto in Sicilia e in altre regioni del Mediterraneo dagli Arabi intorno al VII - VIII secolo. Fra XV e XVI secolo, quando iniziarono le grandi scoperte, furono navigatori genovesi e portoghesi, che diffusero l’arancio dolce nell’Europa mediterranea, Spagna, Liguria, Calabria e Sicilia. Probabilmente fino al XVI secolo furono coltivate soltanto arance bionde e soprattutto per scopo ornamentale e religioso; forse per questa ragione ancora oggi le coltivazioni di agrumi sono chiamate in dialetto siciliano “jardina” (giardini). Le proprietà nutritive di questo prodotto, che  ebbe larga diffusione e fu impiegato in agricoltura, furono scoperte in seguito. L’arancia rossa entrò nel panorama delle varietà conosciute in Italia solo nel corso del XVII secolo, forse portato in Italia da un missionario genovese proveniente dalla Cina.
Oggi la principale produttrice in Italia è la Sicilia, seguita da Calabria, Basilicata, Sardegna e Campania.

 
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